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 storia del reggiseno

La sua è una storia molto vecchia: dall’”apodesmo” dei Greci che serviva a contenere le mammelle delle atlete durante le prove sportive al “mammillare” Etrusco-romano fatto come una fascia comprimi petto. Presto persero in valenza pratica per trasformarsi in oggetti seduttivi, Marziale parla dello “strophium” usato dalle cortigiane come “una trappola a cui nessun uomo può sfuggire, esca che riaccende di continuo l’amorosa fiamma”.

Nel 1200 è il turno del “pelicon”, un corpetto maliziosamente foderato di pelliccia che scandalizza i bempensanti, fra questi anche Dante urla lo sdegno: “le sfacciate donne fiorentine che van mostrando con le poppe il petto”.

A partire dal 1600 comincia a prendere forma un nuovo strumento di tortura: il corsetto, che avrà il suo momento d’oro due secoli più tardi. Simile ad una corazza è fabbricato con stecche di balena che donano un vitino da vespa e seni alti, ma che provocano gravi malformazioni ossee. Finalmente nel 1914, Mary Jacobs, eccentrica signora americana, per indossare un abito trasparente, cuce insieme due fazzoletti e del nastro, inventando così il primo reggiseno moderno. Dopo essere finito nei roghi delle femministe negli anni settanta, oggi è un oggetto indispensabile: push-up, ginnico od a aria, all’olio di glicerina, c’è l’imbarazzo della scelta: una marca londinese ha ideato un modello ripieno di whisky con tanto di cannuccia, c’è il reggiseno anti-stupro che grazie ad un chip registra l’accellerazione del battito cardiaco emettendo poi un’allarme. In Australia hanno creato un reggiseno intelligente che si espande e si contrae secondo i movimenti della persona e per le fanatiche del sesso sicuro c’è il reggiseno con taschino porta-preservativo.

 “Col SENO di poi……..”

esposizione di reggiseni

l’idea di allestire una mostra di reggiseni ci è venuta parlando con Mister George Puskar., venuto dalla Florida per girare le nostre campagne in bici.Tra un bicchiere di vino e l’altro, ci raccontava come La Vena di Vino li ricordasse, soprattutto per le sensazioni e l’atmosfera, “state of mind”, il bar della sua infanzia in Pennsylvenia, gestito da un italiano detto “Chiodo”, che con fare affabile e simpatico cercava continuamente di convincere le clienti del locale a lasciargli il reggipetto che lui inesorabilmente attaccava al soffitto. Feticismo? Può essere, certo è che gli uomini ne vanno pazzi e le donne lo usano come arma impropria di seduzione. E’ l’oggetto di desiderio degli uomini, perché ne contiene l’oggetto, il contenitore ha assorbito la proprietà evocativa del contenuto. per noi frequentatori di vinai, bettole e osterie del nuovo millennio è il mitico compagno della donna di oggi, depositaria di una gran varietà di seni: reali, fantastici, estetici, erotici, mediatici, medici, pubblicitari…o materni. Il mito di Artemisia di Efeso, rimane sorprendentemente attuale, questa dea onorata dagli antichi Greci, veniva rappresentata con il corpo ricoperto da una moltitudine di seni, simbolo di fecondità. Ed Artemisia è anche la pianta da cui è generato l’assenzio, liquore risorto dalle ceneri dei locali ottocenteschi, battelli ebbri e poeti maledetti. Tra un ponce ed un assenzio, tra un bicchiere di vino e una grappa,  che bello alzare la testa ed immaginare una volta celeste fatta di seni. Feticismo? Può essere……….