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IL PONCE

STORIA UFFICIALE

Il ponce (popolarmente detto anche "torpedine") è una bevanda alcolica nata a Livorno tra i secoli XVII e XVIII e derivata dal punch, diffuso in città dalla numerosa comunità britannica. La composizione originale del punch inglese (a sua volta versione meno rozza del grog) prevedeva cinque ingredienti (da cui il nome, derivato dal termine della lingua hindi panca o pancha, "pugno" o "cinque"): tè, zucchero, cannella, limone e acquavite (oppure acqua bollente, succo di limone, rum delle Antille, spirito di noce moscata e arak, un distillato di vino di riso originario dell'Indonesia). Il ponce livornese nacque sostituendo al tè o all'acqua bollente il caffè concentrato, mentre al posto del rum delle Antille (che mal si accorda con il sapore del caffè forte) fu usato il cosiddetto "rum fantasia" (localmente detto anche rumme), un'invenzione locale costituita da alcol, zucchero e caramello di colore scuro, a volte aromatizzato con un'essenza di rum (ricetta originale del rag. Gastone Biondi della ditta Vittori). Ai giorni nostri, la preparazione del ponce, come comunemente si può osservare nei bar di Livorno e delle zone limitrofe, avviene così: si utilizza un tipico bicchierino di vetro piuttosto spesso (localmente detto "il gottino"), leggermente più grande di quello che normalmente si usa per il caffè; si dosa lo zucchero e si aggiunge una scorza di limone (denominata "vela"); si versa il "rumme": nella ricetta del ponce si può usare questo liquore da solo, un mix di "rumme e cognac" o "rumme e sassolino": il giusto dosaggio del liquore si ottiene usando come riferimento il bordo superiore dei semicerchi che si trovano alla base del bicchiere. Quindi, con il beccuccio del vapore della macchina espresso, si porta la mistura ad ebollizione e, prontamente, si colma il bicchiere con un buon caffè ristretto.
Il ponce deve essere bevuto caldo bollente, dopo una rapida mescolata dello zucchero che non si fosse ancora disciolto.

IL PONCE A VOLTERRA

Già dall’Ottocento a Volterra il ponce era amato un po’ da tutti, signorotti, operai, alabastri e professionisti. Sarà per i continui viaggi che venivano intrapresi alla volta del porto di Livorno, per i commerci dell’alabastro, sarà che l’inverno a Volterra è particolarmente freddo e il ponce riscalda l’anima e il corpo. Livorno per i Volterrani oltre che viaggi e affari rappresentevava anche le mangiate nelle taverne che proponevano il pesce pescato fresco, il poncino e…i casini.. le case di tolleranza… che a Volterra erano state chiuse alla fine del ‘600. Erano così ben frequentati dai nostri concittadini che tutt’oggi alcuni anziani continuano ad imprecare così: “Accidenta a quel budello della Sitrì!”. La Casa di Madam Sitrì era una delle più lussuose di Livorno e d’Italia..quante volte squattrinati alabastrai e ragazzacci avevano provato ad entrare e quante volte non gli era riuscito!!! Da qui lì originale imprecazione!! Il cacciucco, la Sitrì e il ponce…quest’ultimo tra le tre pecularietà della città labronica…poteva essere riprodotto in serie e di continuo nella città etrusca…e così è stato fino ad oggi. La Vena di vino, incontrastato regno dei poncini a Volterra propone l’originale Vittori, il Morelli imbottigliato con la nostra etichetta in un mix che mette così d’accordo le due parti concorrenti. Provatelo!!!

Beviti meno ponci bada come ti conci!